Lo studio dei neuroni è particolarmente complesso, alla luce delle caratteristiche che fanno di queste cellule e delle reti che compongono, il più sofisticato elaboratore esistente. Lo studio dei comportamenti anomali che si osservano nel caso di malattie degenerative come la sindrome di Alzheimer, prevede l’applicazione di una tecnica molto sofisticata, nota come whole-cell recording (Wcr). Si tratta di una pratica complessa che richiede competenze specifiche e che è - in tal senso - limitata poichè la sua applicazione richiede tempi e risorse notevoli. Uno studio di recente pubblicazione ha invece proposto una soluzione a questo problema, attraverso l’utilizzo di una tecnologia robotica in grado di attuarla con precisione e - potenzialmente - su una scala significativa. Il robot, secondo una spiegazione esemplificativa, individua i neuroni precedentemente marcati con proteine fluorescenti e autonomamente vi applica dei microelettrodi sulla membrana, al fine di registrarne l’attività elettrica. La tecnica per ora è stata applicata solo ai topi ma il suo sviluppo genera forte entusiasmo. In particolare - attraverso questo metodo - sarà possibile approfondire lo studio delle placche amiloidi, tipiche dell’Alzheimer; l’impiego dei robot consente l’osservazione su ampia scale dei neuroni e delle loro connessioni e, in tal senso, permette di raccogliere maggiori dati sulla complessità delle reti associative che ne caratterizzano il funzionamento.

Lo studio è stato condotto da un’equipe dell’Imperial College di Londra, guidato da Simon Schultz e l’italiano Luca Annecchino.

 

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