Giorni fa ho letto un lungo articolo con cui Vincenzo Maisto, alias il Signor Distruggere, faceva il punto sulla sua attività, si difendeva da critiche e attacchi e, più che altro, spiegava il processo con cui elabora i contenuti che hanno fatto della sua pagina Facebook un riferimento per circa 740 mila follower.

Al di là del fenomeno in sé e dei contenuti di cui si occupa, osservavo come l’attività editoriale che svolge sia estremamente artigianale; la descrizione della raccolta, editing e pubblicazione di contenuti provenienti da gruppi o pagine Facebook come da siti e forum presenti in Rete, non ha nulla di “digital” né di particolarmente sofisticato dal punto di vista tecnico, anzi!

Anche l’universo degli Youtuber non fa differenza in questo senso: ricordo un’intervista a Frank Matano (uno dei primi a superare il milione di follower e ormai personaggio tv e mainstreaming a tutti gli effetti) in cui raccontava che agli inizi, per promuoversi, girava le aule informatiche dell’università impostando il suo canale come home page predefinita e sfruttare così migliaia di visualizzazioni involontarie.

Molti fenomeni social, dunque, sono spesso frutto di un’attività molto semplice sul piano tecnico; non richiedono competenze digitali specifiche ma solo creatività, determinazione e sensibilità sociale (con la “e” finale!). Ovviamente, specie in una fase matura, la capacità di utilizzare funzioni specifiche come campagne, SEO, applicazioni gestionali, ecc., aiuta la pagina/personaggio ad emergere e a raggiungere risultati quantitativamente significativi.

In genere, tuttavia, è facile osservare come molti “personaggi” dei social presentano spesso un profilo decisamente poco significativo, sul piano strettamente tecnologico. Perfino il guru dell’IT per tutti Salvatore Aranzulla ha un sito all’apparenza estremamente semplice, nulla a che fare con quelli sofisticati e complessi che si possono trovare cercando pagine web di operatori del desing, ad esempio.

Possiamo affermare che il mondo social, quando riguarda i grandi numeri, è ancora legato ad un mainstreaming molto poco digitale e innovativo, espressione di una cultura di massa ancora povera di competenze e contenuti? Secondo me sì, siamo ancora una società analogica, malgrado la diffusione degli smartphone e la passione per i gadget digitali, più ancorati ad un modello di piazza che non ad uno di rete.

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