Colori vivaci, luci studiate ad hoc, allestimento pronto a diventare la location ideale per il selfie perfetti: dagli Stati Uniti arrivano le mostre pensate e realizzate per essere fotografate e condivise tramite hashtag ad hoc su Intagram.

La notizia arriva dal magazine americano Wired che racconta cosa sono le mostre made-for-Instagram portando l’esempio della Color Factory di San Francisco e dell’Ice Cream Museum di Los Angeles. Vasche di coriandoli, 10.000 nastri colorati, ciliegie giganti, nuvole di marshmallow, soffitti ricoperti di banane rosse e gialle, sono solo alcune delle ambientazioni tra cui i visitatori possono scegliere per scattarsi foto e condividerle.

Eppure, sebbene secondo i fondatori questi mostre non siano state concepiti unicamente per essere raccontate sui social network, indubbiamente ne ricavano grossi benefici: il Museum of Ice Cream di New York, grazie ai 240.000 followrs Instagram e alle più di 66.000 immagini associate all’hashtag #museumoficecream, è entrato nell’olimpo dei “place to be” della Grande Mela, tanto che nei primi cinque giorni dall’apertura sono stati venduti 300.000 biglietti (al costo di 18 $ciascuno). All’apertura della nuova sede di San Francisco, invece, dove il prezzo del biglietto era salito a 38 $, in meno di 90 minuti sono stati venduti i biglietti per le visite in programma nei primi sei mesi.

Al di là dei risultati economici, questa nuova frontiera dell’intrattenimento apre le porte ad una serie di domande sul museo del futuro, sul rapporto tra opera e visitatore ma, soprattutto, sul concetto stesso di opera d’arte.

Difficile dare delle risposte per chi, come noi frequentatori di mostre italiane, spesso non possiamo neanche fare fotografie in mostra.


Per approfondimenti: https://www.wired.com/story/selfie-factories-instagram-museum/

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